È un itinerario che si apre nel paesaggio del Parco Archeologico e si chiude tra le sale del Museo, nel Palazzo del Principe, e che fa della visita una lenta ricomposizione della città messapica: prima le difese, poi i quartieri dell’abitare, infine gli oggetti in cui si è rifugiata la sua memoria.
La prima tappa è Sitrie, sul fronte settentrionale dell’antico abitato, dove le mura si misurano ancora con la campagna aperta. Non sono semplici rovine: sono la soglia da cui figurarsi l’ingresso in una città vasta e ordinata, capace di sorvegliare il territorio e di affacciarsi sulle rotte del Mediterraneo. Sul banco di roccia restano i solchi scavati dai carri, tracce minime e tenaci di un andirivieni quotidiano di uomini, animali e merci.
Da Sitrie il cammino prosegue verso Cunella e Palombara, e qui lo sguardo si rovescia: non si osserva più la città dal limite delle sue difese, la si attraversa dal di dentro. A Cunella riaffiorano gli ambienti di una grande residenza, con gli spazi di servizio e le strutture per raccogliere l’acqua; a Palombara il racconto si fa quartiere — case, pozzi, cisterne, fornaci, recinti e luoghi di culto — e restituisce la vita concreta dell’abitato. È l’istante in cui la città messapica smette di sembrare remota e diventa lavoro, prestigio, ritualità, legami familiari.
A questa quotidianità ordinata il percorso affianca la sua frattura più drammatica. Tra le pietre si riconoscono tracce di scontro, crolli e sepolture anomale: i segni della crisi che, nel III secolo a.C., travolse la città. Non è una nota a margine, ma il momento in cui il paesaggio archeologico rivela la sua parte più umana e fragile.
Il cammino trova compimento nel Museo, dentro il Palazzo del Principe. Dopo i luoghi all’aperto, i reperti avvicinano la città a un’altra scala: quella degli oggetti, dei gesti, delle pratiche di ogni giorno, dei frammenti che hanno attraversato i secoli.La Terra dei Messapi è il percorso di chi vuole scoprire dove Muro Leccese comincia davvero: non nel centro storico che oggi conosciamo, ma in una città più antica, dispersa tra Sitrie, Cunella e Palombara, e ancora capace di farsi riconoscere.