Museo Diffuso di Borgo Terra

Tipologia

Museo diffuso

Stile

Rinascimentale con integrazioni barocche

Anno di costruzione

1561–1583

Caratteristiche principali

Il complesso fu voluto da Giovan Battista I Protonobilissimo e il progetto è attribuito a Giovanni Maria Tarantino di Nardò. La chiesa dello Spirito Santo, a navata unica, è una delle più significative testimonianze dell'architettura rinascimentale salentina nel linguaggio degli ordini mendicanti. Il convento fu sede dell'Accademia degli Eclissati nel 1732, diventando un importante centro culturale per il basso Salento. Dopo la soppressione napoleonica del 1809 cadde progressivamente in abbandono, fino al restauro del 1996 in occasione della riunione del Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura dell’Unione Europea, che ne ha restituito leggibilità e dignità.

Per capire davvero Muro Leccese conviene cominciare da qui, dal Museo di Borgo Terra: il luogo in cui la storia del paese — sparsa tra mura, chiese, casali e campagne — torna a comporsi in un’unica narrazione. Ha sede nel Palazzo del Principe, a Borgo Terra, e raccoglie i frutti delle ricerche dell’Università del Salento e della Soprintendenza in due itinerari, i due volti della stessa città: l’abitato messapico e la Terra medievale.

Il primo itinerario racconta la città dei Messapi, nata nell’VIII secolo a.C. Si entra e, davanti a un grande plastico, l’abitato antico riaffiora accanto a quello di oggi, legato a esso da un filo tenace: le strade e le mura. Si capisce così che via Salentina ricalca uno degli assi principali della città antica, e che la Villa Comunale sorge dove un tempo si apriva il lacus, la conca che dissetò la comunità per molti secoli, a partire dall’età del Ferro. Di sala in sala la vita quotidiana prende forma: dalle capanne degli Japigi alle prime case in pietra, fino al banchetto delle famiglie aristocratiche - il braciere originario di Cunella, le coppe venute dalla Grecia, le monete d’argento delle città magnogreche e il magnifico cratere ateniese del Pittore di Antimenes, unico esemplare integro di tutta la Messapia.

L’assedio e la fine della città antica

Poi il racconto si fa drammatico. In una teca riposa lo scheletro di un cittadino messapico, ucciso durante l’assedio del III secolo a.C. e sepolto in fretta, in una fossa troppo piccola per lui, tra le case di Cunella: il volto più umano della fine di una città.

La Terra murata medievale

Il secondo itinerario scende, invece, nel Medioevo. Si scopre come, alla metà del Quattrocento, i casali sparsi nelle campagne - di cui, tra tutte, restano testimoni la chiesa bizantina di Santa Marina e la Chiesa di Santa Maria di Miggiano - si raccolsero in un borgo nuovo e pianificato, la Terra murata, nato tra la minaccia turca e l’avanzare degli uliveti.

Vita quotidiana nella Terra

Ci si ferma davanti alla vetrina della visita pastorale del 1540, che racconta una comunità ancora in bilico tra rito greco e rito latino; poco oltre, tra le ceramiche, si assiste alla nascita degli oggetti che ancora usiamo, quando accanto alla ciotola comune compare il piatto individuale. La sala di Casa Fiorentino restituisce la vita dentro la Terra - case a schiera, silos per il grano, la tessitura delle donne e, sorpresa dell’archeologia, le ossa di tacchino più antiche d’Italia - mentre un tesoretto di oltre duecento monete d’argento, nascoste nel Quattrocento, custodisce l’eco di un timore lontano e di traffici che arrivavano fino alla Grecia.

Il Mediterraneo tra paura e scambio

L’ultima parte si affaccia sul Mediterraneo, fatto insieme di paura e di scambio. Riaffiorano la presa di Otranto del 1480 e la vittoria di Lepanto del 1571, le raffinate ceramiche di Iznik giunte fin dentro il palazzo e, soprattutto, il raro elmo ottomano uscito intorno al 1500 dalle fonderie di Istanbul e giunto fino ai giorni nostri.

In poche stanze il Museo riannoda più di mille anni di storia, e da qui il racconto torna a distendersi sul territorio: ogni sala è la chiave per leggere ciò che si incontra fuori, tra le mura, le chiese e i sentieri di campagna. Visitarlo significa imparare a riconoscere Muro Leccese, e scoprire che la sua storia non finisce sulla soglia del museo: ricomincia, appena fuori.

Questo luogo fa parte del percorso