Chiesa dell’Immacolata
Chiesa confraternale
Rococò / Tardo barocco
Avviata nel 1735; edificata nella veste definitiva tra 1774 e 1785; consacrata nel 1787
Presenta una raffinata navata unica a pianta ellittica, impreziosita da una ricca decorazione a stucchi. La facciata in stile rococò è dominata dalla statua dell'Immacolata scolpita dal murese Vito Carluccio.
La sua presenza oggi appare naturale, quasi inevitabile. Eppure, la sua costruzione fu tutt’altro che pacifica. Quando, nel Settecento, si progettò la realizzazione di una nuova e più monumentale chiesa dedicata all’Immacolata Concezione, non tutti accolsero l’idea con entusiasmo. Molti abitanti temevano che il nuovo edificio avrebbe compromesso l’equilibrio della piazza, nascondendo alla vista la Chiesa Matrice e alterando l’armonia dello spazio urbano. Quelle che oggi consideriamo due presenze inseparabili furono, per un certo periodo, protagoniste di un acceso dibattito cittadino.
La storia della chiesa, tuttavia, era iniziata molto prima. Già nei primi decenni del Seicento esisteva infatti un luogo di culto dedicato all’Immacolata Concezione. Di quell’edificio sopravvivono ancora alcune tracce silenziose: un’architrave conservata presso l’ingresso laterale e due antiche lipsanoteche custodite nella sagrestia, datate 1646. Sono frammenti preziosi che testimoniano la continuità di una devozione profondamente radicata nella comunità murese.
Fu però nel corso del XVIII secolo che prese forma il progetto destinato a cambiare per sempre il volto della piazza. L’iniziativa si deve alla volontà di Caterina Pignatelli, marchesa di Specchia e moglie di Giovan Battista II Protonobilissimo. La nobildonna destinò ben quattrocento ducati alla Confraternita dell’Immacolata affinché si potesse costruire una nuova chiesa, più degna del prestigio raggiunto dal culto mariano e della crescente importanza del paese. A raccogliere la sua eredità fu il figlio Ottavio Protonobilissimo, che nel 1735 avviò i lavori del nuovo edificio. La costruzione si protrasse per diversi decenni, fino a raggiungere la sua configurazione definitiva tra il 1774 e il 1785. La consacrazione avvenne infine nel 1787, consegnando alla comunità una delle più raffinate espressioni del gusto tardo barocco e rococò presenti a Muro Leccese.
Osservando la facciata si comprende immediatamente il desiderio di creare un edificio capace di dialogare con la monumentalità della piazza. La pietra leccese si anima di movimenti sinuosi, cornici leggere e decorazioni eleganti. Al centro, all’interno di una scenografica nicchia a baldacchino, si staglia la statua dell’Immacolata, opera dello scalpellino murese Vito Carluccio, artista destinato a lasciare un segno importante anche oltre i confini del paese. Sarà infatti lui, qualche decennio più tardi, a realizzare il celebre Obelisco di Lecce. Qui, però, il suo talento si esprime in una dimensione più raccolta e delicata, attraverso una figura mariana di grande grazia e armonia. Alla realizzazione della chiesa contribuirono anche altri protagonisti dell’arte locale. Il progetto e gran parte delle opere lapidee sono attribuiti a Emanuele Orfano, mentre negli ultimi anni del cantiere subentrarono i fratelli muresi Francesco e Giovanni Chivi, chiamati a completare l’edificio.
Se l’esterno colpisce per la sua eleganza, l’interno sorprende per la sua originalità. A differenza delle più tradizionali chiese a navata longitudinale, l’Immacolata si sviluppa attorno a una raffinata pianta ellittica, soluzione che conferisce all’ambiente una forte unità spaziale e una particolare sensazione di movimento. Lo sguardo viene naturalmente guidato verso il centro, mentre la ricca decorazione in stucco avvolge le superfici con una leggerezza quasi teatrale. È uno spazio che sembra costruito per accogliere la luce e accompagnare la preghiera attraverso la bellezza. Anche qui, come in altri luoghi di Muro Leccese, la storia lascia emergere sorprendenti intrecci tra edifici diversi. L’altare maggiore, realizzato da Emanuele Orfano nel 1788, convive infatti con un’acquasantiera molto più antica, datata 1584 e proveniente dall’antico Convento dei Domenicani. È un dettaglio che racconta come gli oggetti sacri abbiano continuato a viaggiare nel tempo, trovando nuove collocazioni e nuove funzioni senza perdere il proprio valore simbolico.
Ma la trasformazione della chiesa non terminò con la sua consacrazione. Nel 1820 vennero aggiunti due grandi archi laterali che ancora oggi amplificano l’impatto scenografico dell’edificio sulla piazza. Non si trattava soltanto di elementi architettonici: fungevano da vere e proprie porte monumentali d’accesso al borgo, sottolineando il ruolo della chiesa come soglia simbolica tra la città e il suo spazio pubblico più rappresentativo. Oggi la Chiesa dell’Immacolata continua a occupare un posto speciale nell’immaginario di Muro Leccese. Non soltanto per la qualità della sua architettura o per il pregio delle sue decorazioni, ma perché contribuisce in modo decisivo a definire l’identità stessa di Piazza del Popolo. Insieme alla Matrice dell’Annunziata, al Palazzo del Principe e alla Colonna degli Evangelisti, forma quel raro equilibrio tra fede, arte e spazio urbano che rende il centro storico di Muro Leccese immediatamente riconoscibile.
E forse è proprio qui il suo fascino più autentico: non essere un monumento isolato, ma una presenza che dialoga continuamente con la piazza, con la città e con la memoria di chi la attraversa. Da quasi tre secoli, la sua pietra chiara continua a raccontare una storia di devozione, bellezza e appartenenza.



